FILMOGRAFIA

 

  • “CENTRAL DO BRASIL” (Estacion Central do Brasil), Walter Salles (Brasile, 1998)

Dora, maestra in pensione cinica e zitella, scrive lettere a pagamento (che non imbuca) per gli analfabeti alla stazione di Rio, finché incappa in Josuè, ragazzino che ha perso la madre ed è alla ricerca del padre. Sebbene controvoglia, lo accompagnerà  nel Nordest del paese in un viaggio che le farà riscoprire una intensa emotività. Emerge l’immagine di un paese in cui i meninos de rua, i ragazzi abbandonati nelle metropoli, conoscono precocemente gli aspetti più raccapriccianti della vita, dove i ladruncoli colti con le mani nel sacco sono immediatamente giustiziati e dove falsi centri di adozione nascondono l’orrore del traffico di organi. Uno spaccato di una realtà internazionale lontana dalla nostra ma che può far riflettere sull’importanza di politiche sociali a favore dei minori e sull’imprescindibile e universale valore delle emozioni.

 

  • “LA PICCOLA LOLA” di Bertrand Tavernier (Francia, 2005)

    Particolare esperienza di adozione internazionale vissuta da una giovane coppia francese, abbandonata a se stessa, in una Cambogia “fabbrica” di bambini adottabili e la loro odissea interiore fra i diversi stati d’animo con cui entrano in contatto durante il loro viaggio per divenire genitori adottivi. Spunti di riflessione che spaziano dalla difficile consapevolezza del non poter divenire genitori biologici, al travaglio (frutto di un personale e coniugale modo d’essere), in merito al passaggio verso una scelta così importante. Il film denuncia le particolari modalità con cui in Francia fino a tempi piuttosto recenti, si poteva attuare l’adozione; tale documento ha poi permesso alle Autorità francesi di rivedere, nella realtà, la prassi dell’abbinamento adottivo in campo internazionale.


  • “LEZIONI DI VOLO”,  F. Archibugi (Italia, 2007)

Due adolescenti, di cui un giovane di origine indiana adottato da una coppia italiana, cercano una via di fuga alla loro vita partendo per l’India ed adducendo, proprio come motivazione, la crisi di identità ed il bisogno di tornare alle proprie origini, del ragazzo adottivo. All’interno della avventurosa vicenda, trova spazio pure la crescita emotiva e la riscoperta delle personali radici di uno dei protagonisti, le cui vecchie relazioni familiari vengono in qualche modo a reintrecciarsi con la più recente appartenenza familiare.

La pellicola, in cui l’adozione è trattata solo a latere, permette comunque di cogliere l’importanza dell’appropriarsi autentico della propria storia personale.

 

  • “IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA”Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne (Belgio 2011)

Cyril ha quasi dodici anni e una sola idea fissa: ritrovare il padre che lo ha lasciato temporaneamente in un centro di accoglienza per l’infanzia. Incontra per caso Samantha, che ha un negozio da parrucchiera e che accetta di tenerlo con sé durante i fine settimana. Cyril non è del tutto consapevole dell’affetto di Samantha, un affetto di cui ha però un disperato bisogno per placare la sua rabbia.

  • “INSTANT FAMILY” di Sean Anders
  • “PHILOMENA”  di Stephen Frears
  • “SEGRETI E BUGIE”  di Mike Leigh
  • “STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI” di Brian Percival.
  • “TUTTI I SANTI GIORNI” di Paolo Virzì (sulla difficoltà della procreazione. Non si parla di adozione)
  • “VAI E VIVRAI” (VA, VIS ET DEVIENS), Radu Mihaileanu (Belgio, Francia,Israele,Italia, 2005)

In Etiopia, durante la carestia del 1984-85, la popolazione di religione ebraica poté contare sull’aiuto di Israele e degli Stati Uniti ed ebbe la possibilità di raggiungere la Terra Promessa per il progetto denominato “Operazione Mosè”. Schlomo, benché non sia ebreo e non possa vantare una discendenza semita, viene convinto dalla madre a mentire e a fingersi ebreo per sfuggire alla morte. Arrivato in Israele il ragazzo si finge orfano e viene adottato da una famiglia di ebrei sefarditi provenienti dalla Francia. Ma si può crescere con il continuo timore che la propria doppia menzogna venga scoperta? Si può dimenticare la propria terra e la propria madre? Crescendo Schlomo scoprirà la cultura occidentale, i pregiudizi razziali e la guerra nei territori occupati. Né ebreo, né orfano, in fondo non è che un individuo come tanti altri, con una profonda nostalgia della madre che spera un giorno di ritrovare.